Riscaldamento tradizionale

Il rame è il materiale più utilizzato per gli impianti di riscaldamento. I motivi che favoriscono il larghissimo uso di questo metallo sono noti, ma vale la pena di ricordarli.

p1060509.jpgIl rame fonde a 1083°C: sopporta senza problemi eventuali improvvisi innalzamenti della temperatura, senza che l’acqua bollente o il vapore lo rammollisca, lo deformi o ne accorci la vita utile. Oltretutto il suo basso e univoco (non essendo composto da materiali diversi) coefficiente di dilatazione termica lo avvantaggia rispetto a materiali plastici senza provocare problemi alle strutture murarie. Grazie a questa rigidità e stabilità dimensionale può essere montato a vista, anche se questa soluzione impiantistica non è diffusa in Italia quanto nei paesi del nord Europa.

Non bisogna dimenticare che il rame è impermeabile ai gas. Pertanto non esiste il problema di osmosi: l’ossigeno non può penetrare attraverso la parete del tubo e conseguentemente attaccare caldaie, giranti delle pompe o altre parti metalliche.

Il tubo di rame è facilmente piegabile, perfino a mano (anche se è raccomandabile utilizzare gli appositi piegatubi) e non ha effetto memoria. Inoltre è giuntabile in numerose maniere, con raccordi a brasare, a compressione, a press-fitting e ad innesto. Col rame si affronta con successo ogni problema di installazione: dal punto di vista storico, l’avvento del tubo di rame ha permesso la diffusione delle reti di distribuzione “orizzontali” che favoriscono il risparmio energetico (collettori e monotubo), poiché la difficile lavorabilità dell’acciaio limitava di fatto l’impianto ad una distribuzione verticale al contrario molto dispersiva (colonne montanti).

 

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L'articolo "Il tubo di rame per gli impianti di riscaldamento" è stato pubblicato su GT n.11 del 2003.
24/10/2014